ELETTRODOTTI MISERIA E NOBILTÁ

L’elettrodotto della TERNA non deturpa solo il paesaggio e penalizza le proprietà e le aspettative di vita delle popolazioni rurali: corrompe l’autonomia delle amministrazioni, compromette la coesione sociale e scatena la degenerazione delle personalità.serachiani

Mentre il fido messaggero racconta le mirabolanti fanfaronate della governante e tace dei suoi rapporti con la banda Incalza, nella Regione dell’effevugì prosperano i fallimenti, i ricatti occupazionali e l’assalto ai beni comuni. Non è bastata una disastrosa crisi economica sfuggita di mano e poi governata ad arte per tenerci al guinzaglio e per giustificare un attacco alla Costituzione. Non è bastato ridurre le amministrazioni locali a mere scatole vuote, cariche di incombenze burocratiche, ma umiliate e prive di autonomia gestionale. Non si sono accontentati di privarci del diritto di partecipare alle sorti della nostra terra e di svendere la nostra autonomia: stanno coltivando la rassegnazione e con il controllo dell’informazione, alterano la verità e, così, offuscano la legalità.

La esibizione di una ingiustizia manifesta e della sua immunità sono gli ingredienti più vistosi e intimidatori di un regime che proprio dal controllo dell’informazione e dalla correità degli organi preposti alle verifiche legali trae la sua tracotanza. Vedere la governante della Regione esibire con soddisfazione l’immagine dello sfregio che con la sua esplicita approvazione ha voluto arrecare alla nostra terra, non è cosa di poco conto. E’ un segnale inconfondibile: rivolto agli oligarchi artefici della sua carriera politica e, insieme, esposto ai sudditi quale archetipo della loro sottomissione, spacciato sotto le mentite spoglie del “progresso” e della “sicurezza” nazionale. Chissà quanto le sarà giovato per accreditarsi quale responsabile delle infrastrutture della italica penisola, quanto le sarà servito per guadagnarsi un posto a tavola nella famosa cena del 19 marzo 2014, dove in casa di Incalza si sono decise le sorti dell’Italia davanti ad un parterre di faccendieri di tutto rispetto.

La sceneggiata dell’elettrodotto ha dato il la ad ogni successiva omissione e alle tante carognate a cui sono stati sottoposti centinaia di proprietari e di agricoltori, obbligati ad accettare ob torto collo la invasione delle loro proprietà. Niente potrà mai risarcire la violenza degli espropri esercitati in nome di una catena di tradimenti: a cominciare dall’imbroglio di quel “tavolo tecnico” organizzato da Lodovico Sonego, assessore tutto fare, oggi Senatore della Repubblica; a seguire da Renzo Tondo, pavido esecutore delle disposizioni superiori e ben disposto all’incondizionata obbedienza all’interno di una trattoria romana; a concludere dalla governante con l’alibi farisaico di chi può dire che non c’era più nulla da fare e che, in fondo, il suo era un atto dovuto.

A subire le loro malefatte un popolo colpevole solo di aver creduto in chi li ha traditi, in buona parte deciso a resistere ma poi, sconfitto dal tribunale amministrativo e abbandonato dai partiti, e dalle associazioni di categoria che sin dal primo momento si erano fatti mallevadori del più forte. Pochi hanno resistito ed oggi, alla vigilia del ricorso al Consiglio di Stato, la TERNA ha sfoderato tutta la sua arroganza per accelerare i tempi, sloggiare i proprietari dalle loro terre e realizzare quante più opere possibili per mettere la suprema corte davanti al fatto compiuto. Arrivano a casa dei contadini con macchine potenti e con il blocchetto degli assegni alla mano; sono perentori nel dire che gli altri hanno già accettato e per essere più convincenti talvolta si fanno accompagnare da un sindaco venduto: o prendere o lasciare.

E’ il momento per esibire la miseria della nobiltà e la nobiltà dei miseri. Un esempio su tutti. Lui è un nobile straricco, un proprietario terriero e per giunta un luminare di fama internazionale: un neurochirurgo ambìto dalle corti europee e dalle più alte cariche dello Stato. Dopo che Giannola Nonino ci ha fatto partecipi del verdetto di un oncologo bolognese sugli effetti delle onde elettromagnetiche, siamo andati a trovare il luminare friulano in uno dei suoi palazzi aviti, con tanto di servitù e cappella gentilizia. L’elettrodotto della TERNA sarebbe passato attraverso le sue proprietà e allora quale motivo migliore per chiedere il suo aiuto, per farlo partecipare al ricorso nei tribunali amministrativi, per mettere a disposizione della verità la sua consolidata fama, le sue indiscutibili competenze scientifiche e le sue altolocate amicizie. Con lui accanto eravamo sicuri di averla vinta: ottenere l’interramento della linea sarebbe stato un gioco. Invece, dopo averci ascoltato con un certo distacco, ci ha congedati dicendo che non se la sentiva, che non c’era nulla da fare…

Ci restammo male. Lì capimmo che non c’è scienza senza coscienza e, senza dover rivangare la rabbia contadina del Giovedì Grasso, capimmo anche il senso della lotta di classe. Lui, evidentemente, si era sentito al di sopra dell’umanità sofferente, organico e partecipe alla casta degli intoccabili: quelli che a costo di rimetterci non fanno comunella con nessuno, accettano l’ordine del più forte, ben sapendo di poterne aggirare gli effetti a tempo debito e nel loro personale interesse. Insomma, per dirla con le parole del Marchese del Grillo: “Io so’ io e voi siete un cazzo”. Tipico rappresentante di quella nobiltà friulana messa in piedi da Venezia, che si è sempre sentita estranea alla storia del Friuli e mai partecipe alle sorti del suo popolo. Una nobiltà d’accatto, coloniale, non a caso fra le prime ad aderire al fascismo per tenere a bada le velleità dei coloni.

Il risultato? Sua Eccellenza ha accettato di farsi attraversare dall’elettrodotto: ma in compenso si è fatto strapagare e, per giunta, spostare il traliccio ai bordi della sua proprietà, in un luogo persino proibito dalle leggi vigenti, perché in soggezione ad un corso d’acqua. Nonostante la denuncia, nessuno è intervenuto a sanzionare il fatto. Ma c’è di peggio, perché quello spostamento ha procurato la traslazione della linea all’interno del podere di un uomo che stenta a campare con la magra pensione che si ritrova, ma che a differenza del feudatario ha tanta dignità da aver cacciato gli emissari della TERNA giunti a corromperlo

Tibaldi Aldevis


Comitato per la Vita del Friuli Rurale

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